repubblica corriere gazzettaLa notizia era di qualche mese fa: la consultazione web del New York Times da gennaio 2010 sarebbe stata a pagamento. Internet negli Stati Uniti sta diventando il media più utilizzato per informarsi e quindi i grandi editori si stanno muovendo per chiedere ai lettori di pagare per poter consultare le notizie dalle loro testate giornalistiche online. Tutto questo segna forse l’inizio di un’altra era della Rete: non più gratis e per tutti. In Italia H3G è stata la prima a portare questo modello di business per i suoi utenti che si connettono al sito del Corriere della Sera dai loro smartphone e consultano quindi la versione mobile del giornale. Oggi si legge in giro sulla Rete che anche gli operatori Tim e Vodafone adotteranno questa soluzione non solo per il sito del Corriere ma anche per Repubblica e la Gazzetta dello Sport sempre in versione mobile. Si potrà pagare per la singola notizia oppure sottoscrivere un abbonamento. Se navigate tramite rete WI-FI la consultazione è gratuita, sarà a pagamento solo se vi connettete tramite rete 3G con uno dei tre operatori mobili.
Pagare per le notizie online scritte da giornalisti professionisti può essere sicuramente corretto ma non capisco perché in Italia le notizie si devono pagare solo se consultate tramite uno smartphone!
L’informazione digitale è un pò diversa da quella analogica della carta: esistono forme diverse dal modello “giornale-articolo-inserzione pubblicitaria-lettore“; esistono ad esempio i forum e le chat dove le persone si scambiano notizie in tempo reale; esiste Twitter oppure Facebook che consentono una condivisione in tempo reale di notizie, sensazioni, emozioni, foto, video tra le persone. Nel Web orami si parla di User Generated Content e cioè di siti web dove i contenuti sono gli stessi navigatori-lettori. Insomma è cambiato il paradigma “emittente-messaggio-ricevente” dove il ricevente era passivo cioè leggeva quell’articolo oppure guardava quel telegiornale in una modalità mono direzionale senza possibilità di replica. Chi utilizza quotidianamente Internet in tutte le sue forme di comunicazione, informazione, condivisione ed intrattenimento è abituato:

  • a non pagare
  • a partecipare
  • a condividere

Questo è sempre stato l’essenza della Rete e non riesco ad immaginare come possa cambiare. Resta il fatto che riconosco la professione del giornalista e soprattutto l’attendibilità della fonte. In teoria una notizia scritta da un giornalista e pubblicata da una testata presuppone una verifica e una maggiore accuratezza dell’informazione rispetto a qualcosa che circola tra i forum oppure su twitter. Questo lo credevo quando ero ancora all’università quando Internet era agli esordi ma adesso non ne sono più tanto convinto. Forse il modo di informarsi è cambiato è infatti possibile documentarsi su una certa notizia in più modi: leggendola sul giornale, cercando tra i vari aggregatori di notizie online oppure consultando un blog, discutendone via chat oppure condividendo la notizia su Facebook con i tuoi amici. Forse gli editori tradizionali (quelli della carta per capirci) sono arrivati tardi, dovevano far pagare per le loro notizie da subito.
Non lo so forse mi sbaglio ma un’indagine della Forrester condotta in nord America riporta che l’80% degli utenti della Rete non sarebbe disposta a pagare per consultare contenuti online. E che sarebbero disposti a cambiare i loro siti preferiti per informarsi qualora non fossero più gratuiti.