Il dinosauro dell’editoria Rupert Murdoch ha deciso che da giugno 2010 il Times ed il Sunday Times di Londra saranno a pagamento per essere consultati online. Il costo dovrebbe essere di 1 sterlina al giorno.

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La questione è uno degli argomenti più caldi della storia di Internet: le notizie e le informazioni devono essere a pagamento oppure gratuite? Credo che la risposta è stata data dalla consuetudine e da come il media Internet si sia diffuso tra le persone. Le notizie e le informazioni sono sempre state gratuite e non credo che questo possa cambiare. La scelta di Murdoch così come quella di Repubblica, del Corriere e della Gazzetta di chiedere soldi per chi consulta le testate online da telefono cellulare mi sembra un colpo di coda di un animale preistorico che cerca di sopravvivere disperatamente. Internet non si basa su di un modello imprenditoriale ‘tradizionale’ e permette anche ad una persona qualunque di avere l’opportunità di sviluppare una buona idea e di riuscire a diffonderla e magari anche a guadagnare successo e denaro. Internet è orizzontale, parte dal basso e chi consulta e interagisce tramite Internet si è abituato sempre di più a documentarsi basandosi su diverse fonti da quella più ‘ufficiale’ come la testata nazionale online fino ai commenti all’interno di un forum. L’approccio diventa sempre più multiprospettico e critico: grazie ad Internet si hanno gli strumenti per informarsi e per documentarsi avendo a disposizione innumerevoli fonti che trattano lo stesso argomento. Molte di queste fonti sono sicuramente poco attendibili ma comunque contribuiscono a fornire una visione più  o meno ampia delle cose e dei fatti che ci interessano. Dico questo perché credo che gli editori del Mondo di prima sbagliano a far pagare le loro notizie online pensando di poter replicare il vecchio modello del quotidiano stampato a pagamento. I navigatori Internet sanno di poter consultare più fonti e stanno imparando a creare il loro aggregatore di notizie (news feed aggregator) dove hanno filtrato le loro fonti scegliendo quelle che reputano più attendibili.

Oggi, non esiste più solo il giornale, la radio o la tv per l’informazione e l’intrattenimento ma esistono anche delle modalità di accesso e di partecipazione ai contenuti che hanno completamente cambiato tempi, costi e soprattutto la percezione del valore della notizia.

I Nativi Digitali non concepiscono che una notizia possa essere a pagamento e pensare di riproporre lo stesso modello del distributore per strada di quotidiani che abbiamo visto nei film americani mi sembra decisamente forzato.